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La risposta ai miei perché - Martedì 2 Febbraio

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE 

Ci sono domande che affollano la nostra testa, centinaia, forse migliaia ogni giorno. Molte sembrano destinate a restare senza risposta, sospese tra l'entusiasmo e l'incertezza. Alcune fanno capolino e poi scompaiono chissà dove. Altre invece continuano a ritornare e a tormentarci.

E poi c'è una risposta a tutte le domande; c'è qualcosa, o meglio qualcuno, che è capace di svelarci il senso di ogni cosa e portare luce lì dove era ancora tutto avvolto dal buio. Qualcuno che vale la pena attendere una vita intera, perché in quell'attesa già ne gusti per certi versi la presenza. Qualcuno che riconosci in un istante, ma non smetterà mai di sorprenderti e ti chiederà di scoprirlo giorno per giorno. 

Cristo è la risposta alle domande più autentiche che ogni uomo custodisce nel proprio cuore. Egli viene come consolazione, viene come pace. Egli è salvezza, luce per tutte le genti. 

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Lc 2,22-40


Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo

vada in pace, secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.




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