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Bruciare o ardere? - Mercoledì 5 Maggio


"Rimanete in me e io in voi". Una tenerezza inaudita traspare dalle parole del Maestro, un invito accorato che accarezza i cuori dei discepoli, come i nostri, e rivela una volta ancora l'intimo desiderio di Dio: vivere in piena comunione con l'uomo. 

Eppure Gesù non nasconde ai suoi amici che accogliere questo dono comporta anche una sfida. Ci parla di potature necessarie perché i tralci portino più frutto. Un gesto che, se da un lato esprime di certo una cura amorevole, dall'altro non esime da una concreta fatica. 

Chissà come suonava alle orecchie dei discepoli quell'invito di Gesù a "rimanere" in Lui. Di lì a poco avrebbero sperimentato tutta la difficoltà a stargli accanto. Sotto la croce nessuno di loro fu in grado di "rimanere" se non Giovanni, forse sorretto dalla spavalderia dalla giovane età, più probabilmente aiutato dalla necessità di restare accanto a Maria. 

Proprio lei, madre di Gesù e madre nostra, ci insegna che cosa significhi davvero "rimanere". Nell'ora della prova una madre sa che è libera di andare, certo, ma comprende che solo perseverando può continuare ad essere feconda. 

Non è semplice seguire questa strada; spesso vorremmo evitare ogni fatica, scrollarci dalle spalle i pesi che ci opprimono, scegliere di vivere esperienze e relazioni che ci gratificato nell'immediato, piuttosto che quelle in cui subiamo potature e siamo costretti ad attendere i tempi a volte lunghi della fioritura. 

Se oggi viviamo di passioni che si consumano e ci consumano in fretta, se andiamo continuamente in cerca di emozioni che ci scuotano anche se poi ci lasciano vuoti e aridi, forse è proprio perché non sappiamo più "rimanere". 

Al tralcio che, staccato dalla vite vera, secca in fretta e a null'altro serve che ad essere gettato nel fuoco, la sapienza biblica contrappone la celeberrima immagine, proposta dal libro dell'Esodo, di Colui che in eterno rimane per amore: "il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava" (Es 3,2). 

In che modo risuona in te l'invito del Maestro a "rimanere"? Somiglia al frastuono di una sentanza di condanna, oppure è più simile all'eco dolce di una dichiarazione d'amore? Preferirai esimerti dalla fatica di restare, scegliendo di seccare e quindi bruciare in fretta, oppure sceglierai di ardere, ma senza consumarti?

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Bruciamo in fretta, noi

FUOCO NEL FUOCO - EROS RAMAZZOTTI

https://youtu.be/Gr7VfbUKYCo

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+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 15,1-8


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».



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