Passa ai contenuti principali

Un passo alla volta - Mercoledì 12 Maggio



Quanta delicatezza traspare dalle parole di Gesù. È pienamente consapevole della fatica che vivono i discepoli, conosce bene le loro incertezze e i loro dubbi. Sa che avrebbero ancora tanto da imparare, eppure non vuole caricarli di pesi eccessivi. Egli non pretende la perfezione, si limita a chiedere quanto è nelle loro possibilità, nulla di più, nulla di meno. 

Da Maestro esperto e premuroso, Gesù accompagna senza forzare la crescita loro e anche nostra. All’ansia di conoscere ogni cosa, spesso motivata soltanto da un’insana curiosità, Gesù contrappone l’arte della gradualità. Alla fretta di arrivare alla meta, Egli sostituisce la pazienza che ci aiuta a gustare la bellezza di ogni singolo passo. 

Gesù lo aveva detto: “Io non sono venuto per condannare, ma per salvare”. Egli infatti non usa la conoscenza come un'arma, ma la pone al servizio del bene di ogni persona. Noi, al contrario, non sappiamo attendere; spesso abbiamo fretta di dire le “nostre verità” senza preoccuparci del bene altrui, volendoli anzi mettere in difficoltà. 

Chissà che la delicatezza di Gesù non possa insegnarci uno stile nuovo.

__

Avrei un milione di cose da dirti, 

ma non dico niente

UN MILIONE DI COSE DA DIRTI - ERMAL META

https://youtu.be/sC7UluoMaWY


__

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 16,12-15


In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».


Commenti

Post popolari in questo blog

La parola migliore è quella non detta - VENERDI SANTO (PASSIONE DEL SIGNORE)

Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Di fronte alle accuse, all'ingiustizia e alla meschinità di quegli uomini, decise che era giunto il momento di mettere a tacere le parole e rimanere in silenzio. Mentre Pilato lo interrogava e le folle gridavano sempre più forte, mentre si alzava la voce dei capi del suo stesso popolo che volevano a tutti i costi ottenere quella condanna, la più ingiusta che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto, non disse più alcuna parola. Quanto pesa questo silenzio, quanto ci scandalizza il silenzio di un Dio che non strepita né urla di fronte al male, che non si scaglia con violenza contro l'ingiustizia, che sembra non combattere per opporsi alla crudeltà e pare scegliere invece di deporre le armi. Ancora oggi il silenzio di Dio di fronte al grido di dolore di un'umanità oppressa dal male, sfinita, confusa e disorienta...

Il mio profilo migliore - V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

  Ormai lo conoscevano proprio tutti. Tanti lo avevano cercato, molti lo avevano guardato da vicino, alcuni da lontano, altri lo avevano osservato solo di nascosto. Ognuno si era portato via un’immagine: il guaritore, il predicatore, il maestro, il mangione e beone, il santone, l’amico delle prostitute e dei pubblicani, il folle, e chi più ne ha più ne metta. Ne era perfettamente consapevole Gesù, tanto che un giorno, a metà tra l’incuriosito e il perplesso, domandò ai suoi discepoli: «la gente, chi dice che io sia?» (Mc 8,27). Le risposte furono le più varie: la reincarnazione del Battista o di Elia, un grande profeta, e chissà cos’altro venne fuori… Sul momento se la cavò meglio Pietro; ma dopo poco si scoprirà che anche lui aveva idee piuttosto confuse. Ora ci risiamo, gli chiedono di “posare per l’ennesima fotografia”. Alcuni stranieri si rivolgono a Filippo e avanzano una richiesta: «vogliamo vedere Gesù». Beh, stavolta non è il caso di lasciarsi sfuggire l’occasione. Nie...

Arrabbiato da morire - Mercoledì 30 Giugno

Erano venuti fuori dai sepolcri, ma si erano portati la morte nel cuore. Quei demoni che avevano reso schiavi i due uomini incontrati da Gesù rappresentavano un grande pericolo per gli altri, ma anche per se stessi. La loro era una furia cieca, una rabbia incontrollabile.  Avevano iniziato spaventando e assalendo i passanti, diventando per loro un ostacolo insormontabile lungo il cammino, al punto "che nessuno poteva passare per quella strada"; finiranno col distruggere un'intera mandria di porci che, a causa loro, si getteranno "giù dalla rupe nel mare" e moriranno affogati nelle acque. Nel mezzo si scagliano anche contro Gesù: «che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». Sembra che incontrare Gesù per chi è pieno di rancore e di odio, per chi è schiavo del male, sia un vero tormento. Fino a quando riesci a tenerlo lontano, puoi anche continuare ad abitare tra le tombe, nei luoghi della morte; puoi provare a nasconderti dietr...