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70 volte 7 - Martedì 9 Marzo


Questo è proprio uno di quei giorni, e sono tanti, in cui benedico la mia maestra delle elementari. Non soltanto aveva a cuore che imparassimo a memoria le tabelline ma, per settimane, organizzava delle vere e proprie sfide tra noi bambini per aiutarci a sviluppare una sempre maggiore rapidità nel calcolo mentale. Ecco che di fronte alla parola di oggi mi trovo più che preparato: 70 volte 7 fa 490! 

Certo, voi mi direte che non è questo il senso della risposta di Gesù, che il Maestro ci chiede di perdonare sempre, che non si deve mettere limite alla misericordia e che "la misura dell'amore è amare senza misura". Eppure un po' di sincerità non guasta: anche "sempre" per noi spesso significa soltanto "una volta in più". 

Sappiamo di dover perdonare, ma siamo lì a prendere nota di ogni volta in cui riusciamo a mettere da parte il rancore, a far finta che non sia successo nulla, a concedere un'altra possibilità. Sempre pronti a rinfacciare agli altri la nostra magnanimità al momento opportuno. Se il perdono è solo questo serve davvero a poco. 

Quello che ci chiede Gesù non è semplicemente compiere qualche atto di misericordia, ma immergerci completamente in essa. Non si tratta del modo in cui reagiamo alle offese subite, ma della disposizione costante del nostro animo. "Perdonare di cuore" significa ricordarsi che il legame che mi unisce ad un altro può essere ferito sí, ma mai spezzato del tutto, così come neanche il peccato più grande può allontanarmi per sempre dall'amore di Dio. 

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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 18,21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».




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