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La paura trasforma ogni cosa in disgrazia - Sabato 28 Agosto


Nella vita di ciascuno esistono dei dati che sono oggettivi, incontestabili (alcuni eventi accadono) e altri, invece, soggettivi (ognuno vive le situazioni e le interpreta in modo differente). Nella parabola narrata da Gesù ai suoi discepoli c'è un fatto che accomuna i tre servi (la partenza del padrone per un lungo tempo e l'affidamento dei suoi beni), ma c'è anche qualcosa che li contrappone in maniera netta (il modo in cui essi vivono il tempo dell'assenza). Mentre i primi due vivono quell'esperienza in maniera creativa e responsabile, mostrando impegno e coraggio, il terzo servo lascia che siano la pigrizia e le preoccupazioni a prendere il sopravvento.

Saranno stati per lui giorni interminabili e carichi di angoscia, notti in bianco passate nell'attesa del ritorno del suo signore. Da dove nasce la paura che lo attanaglia e rende impotente? Forse pensa di non essere abbastanza amato e stimato dal suo padrone (in fondo, ha ricevuto meno dei suoi compagni), oppure soffre del confronto con gli altri servi, non di sente alla loro altezza.

Questo terrore mette radici talmente profonde nel suo cuore da impedirgli di vivere quell'esperienza in modo costruttivo, di riconoscerla come una grazia, un'opportunità, e la trasforma in una vera e propria disgrazia.

Il realtà quel padrone era stato tutt'altro che ingiusto: aveva diviso e affidato i suoi beni "secondo le capacità di ciascuno". Trattare tutti allo stesso modo non è sinonimo di giustizia, ma di superficialità. Ciascuno ha esigenze e risorse differenti, che vanno prima riconosciute per poter, poi, essere valorizzate. La scelta compiuta dal padrone prima della sua partenza, lungi dall'essere discriminatoria, rivela una cura premurosa, un'attenzione personale volta a riconoscere l'unicità di ciascuno dei suoi servi.

L'aspetto che maggiormente sorprende e riempie il cuore di gioia è scoprire come colui che dona non pretende che sia il destinatario ad adattarsi al dono ricevuto, ma fa sì che il dono corrisponda perfettamente alla specificità (la capacità) di colui che lo riceve. Quale grande amore ci rivela questa attenzione! 

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Le notti in cui il rimorso ti sveglia

per la paura di sbagliare

ASCOLTA IL TUO CUORE - LAURA PAUSINI 

https://youtu.be/rpRAQiOoZQE

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+ Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 25,14-30


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.

Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».



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