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Quelli della notte - IV DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

Non mi ritengo un esperto di notti in bianco; fino a qualche tempo fa non mi era mai capitato di fare veramente fatica ad addormentarmi. Ad essere onesto, credo proprio che l’idea di restare sveglio anche di notte mi facesse un po’ paura. Per questo consideravo una vera fortuna quella di aver ricevuto in sorte un sonno “facile” e per di più “pesante”, profondo. Se il giorno era affollato da mille occupazioni e preoccupazioni, pieno di incertezze e tentennamenti, di rimpianti e paure, non vedevo l’ora che arrivasse sera per lasciare che l’oblio del sonno mettesse in pausa i pensieri. Forse potrei dire che, per qualche tempo, anche io sono stato tra quelli che « hanno amato più le tenebre che la luce » , perché mi regalavano l’illusione di poter mettere a tacere quelle inquietudini cui io stesso faticavo a dare un nome. Ma prima o poi arriva per tutti, ed è arrivato anche per me, il momento di sperimentare come talvolta il buio della notte non basti a far calare il sipario su ciò che s...

Diverso da chi? - Sabato 13 Marzo

"Ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini". Ci vuole davvero una gran bella faccia tosta per pronunciare queste parole nel tempio, per presentarsi così davanti a un Dio che continuamente sceglie di compromettersi con l'uomo, che non esita ad andare in cerca proprio di chi sembra più lontano, se non addirittura perduto. Lui sì che potrebbe vantarsi di avere tutte le carte a posto, eppure non disegna di mescolarsi con i peccatori, di abbassarsi per innalzare.  San Paolo saprà esprimere tutto questo in un modo sublime nel celebre inno cristologico della lettera ai Filippesi: "Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato" (Fil 2,5-9).  Il fariseo della parabola, invece, viaggia in tutt'...

O tutto o niente - Venerdì 12 Marzo

"Ascolta", apri bene le orecchie, ma sopratutto il cuore. Se stai cercando un modo per far sì che la tua vita sia significativa e valga la pena di essere vissuta, non c'è altra strada: "amerai". Nient'altro è capace di dare sostanza ai tuoi giorni.  Ma come fare ad essere certi di amare abbastanza e di farlo nel modo corretto? Questo comandamento si presenta subito con il suo carattere estremamente esigente: richiede la totalità. Non sono ammesse riserve né mezze misure, non si può amare a metà.  Eppure quell'imperativo, "amerai", è tutt'altro che un enorme fardello posto sulle nostre spalle. Certo, non basta puntare al minimo sindacale, ma non occorre neanche raggiungere chissà quale standard. Non è affatto una "missione impossibile" quella che ci affida il Maestro.  In quel comandamento è racchiusa una forza liberante senza eguali, capace di spezzare le catene che tengono l'uomo prigioniero.  La misura dell'amore vero è ...

Raccogliere - Giovedì 11 Marzo

Come riconoscere l'agire di Dio nella nostra vita? Sembrerebbe tutt'altro che semplice se addirittura è possibile ritenere che scacciare un demonio e restituire la libertà e la parola a un uomo che era prigioniero del male può essere considerata un'opera compiuta per mezzo di Beelzebùl. Il peccato ci rende ciechi, ma Gesù ci offre un importante criterio di discernimento. Raccogliere, rimettere insieme i pezzi è l’opera divina per eccellenza. Sono tutti bravi a scartare e a gettare via ogni cosa; in fondo il diavolo è proprio colui che divide.  Molto più prezioso, anche se per certi versi alquanto faticoso, è invece ricucire pazientemente ciò che si è strappato.  La comunione con l'umanità e dell'umanità è il desiderio profondo che abita il cuore di Dio, fin dalla creazione. Tornano in mente le parole della profezia di Ezechiele: "vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo" (Ez 36,24).  Gesù avrà modo più volte di sott...

Mezzo vuoto o mezzo pieno? - Mercoledì 10 Marzo

Come vedi il bicchiere: mezzo vuoto o mezzo pieno? Sembrerebbe solo una questione di punti di vista, ma in realtà non si tratta affatto di una domanda da poco.  Siamo troppo spesso portati a sottolineare soltanto ciò che non va per il verso giusto, tutti i limiti e le contraddizioni che sono presenti nella situazioni che viviamo. Ci lamentiamo per quello che manca e non riusciamo ad apprezzare quello che è presente.  Proprio per questo è sempre forte in noi la tentazione di "gettare via il bambino con l'acqua sporca", rischiando di perdere anche quello che c'è di buono e che andrebbe invece custodito.  Il vangelo di oggi ci offre un grande aiuto in questo senso. Il fatto che Gesù si ponga spesso in maniera critica nei confronti della tradizione, così come viene interpretata da scribi e farisei, non significa che egli contesti la Legge o che intenda fare terra bruciata di tutto. Egli non è venuto ad abolire, ma a dare compimento. Non è venuto a cancellare o sostituire,...

70 volte 7 - Martedì 9 Marzo

Questo è proprio uno di quei giorni, e sono tanti, in cui benedico la mia maestra delle elementari. Non soltanto aveva a cuore che imparassimo a memoria le tabelline ma, per settimane, organizzava delle vere e proprie sfide tra noi bambini per aiutarci a sviluppare una sempre maggiore rapidità nel calcolo mentale. Ecco che di fronte alla parola di oggi mi trovo più che preparato: 70 volte 7 fa 490!  Certo, voi mi direte che non è questo il senso della risposta di Gesù, che il Maestro ci chiede di perdonare sempre, che non si deve mettere limite alla misericordia e che "la misura dell'amore è amare senza misura". Eppure un po' di sincerità non guasta: anche "sempre" per noi spesso significa soltanto "una volta in più".  Sappiamo di dover perdonare, ma siamo lì a prendere nota di ogni volta in cui riusciamo a mettere da parte il rancore, a far finta che non sia successo nulla, a concedere un'altra possibilità. Sempre pronti a rinfacciare agli alt...

Sul filo del rasoio - Lunedì 8 Marzo

A un passo dal precipizio. È lì che viene condotto Gesù, spinto dalla gente che lo aveva ascoltato nella sinagoga di Nazaret.  Le sue parole erano state dure, volevano scuotere dal torpore quei cuori increduli, incapaci di riconoscere che Dio stava visitando il suo popolo in un modo tutto nuovo.  E invece alle orecchie di quella gente suonavano come delle offese inaccettabili; sembravano la prova dell'alto tradimento di chi, rinnegando le sue origini, non soltanto non lodava i "suoi" e si permetteva di invitarli alla conversione ma, al tempo stesso, ricordava loro la predilezione del Padre per le vedove e per gli stranieri.  In fondo, un conto è fare bei proclami di solidarietà, altro è privilegiare gli ultimi quando anche noi ci sentiamo in diritto di pretendere un aiuto.  Gesù si trova ormai sul ciglio, sul filo del rasoio, lì dove le storie volgono al termine, dove a noi sembra che non ci sia più niente da salvare, che convenga buttare via tutto e sbarazzarsi in f...